Home > Le Nostre Attività > Dal nostro Psicologo dottor Claudio Ruggieri….un simpatico resoconto dei suoi incontri con i nostri familiari.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera ricevuta dal nostro Psicologo dottor Claudio Ruggieri al termine degli incontri di gruppo con familiari della nostra Associazione.

 

Cari Genitori e Familiari,

“Descrivere un esperienza di gruppo, o meglio del gruppo dei genitori dell’associazione “Amici di Sonia”. Come descrivere un’esperienza di gruppo? Come farlo dal punto di vista di un conduttore?”

Mi trovo a raccogliere le idee davanti al mio pc per provare a raccontare i sei incontri che ho condiviso con questi genitori da gennaio a maggio 2017, proponendomi di raccontare ciò che insieme abbiamo condiviso e vissuto in questo tempo.

Non si può raccontare che cosa sia un lavoro di gruppo senza citare la “prima volta”: la prima volta che un conduttore e i partecipanti varcano la porta di una stanza per incontrarsi e conoscersi è un momento sempre un po’ magico. È un momento carico di aspettative e curiosità, quasi “elettrico” dato che sembra di sentire il rumore della corrente, dell’energia che si sposta e si prepara a compiere un lavoro: la prima volta è un momento che si risolve da sé. Il nostro primo incontro con i genitori dell’associazione Amici di Sonia è stato proprio così.

Ma subito bisogna iniziare a lavorare. Il nostro lavoro è allora partito da una domanda: “a cosa può servire questo gruppo?”

Far nascere una domanda è un passaggio fondamentale per la costruzione di un gruppo: presuppone che ciascun membro si autorizzi e assuma la responsabilità di poter diventare parte attiva del gruppo, proponendo (o anche decidendo di rimanere in silenzio) di esserci, come sa e come può.

Trovarsi in gruppo presuppone e crea un clima relazionale del tutto diverso rispetto agli altri ambiti delle nostre vite!

Non esiste un modo giusto di partecipare a un gruppo! Piuttosto l’unica condizione necessaria è quella di mettersi a disposizione del gruppo, in qualunque modo il gruppo richieda: intervenendo, condividendo, raccontando, ascoltando e persino rimanendo nel silenzio.

Abbiamo costruito insieme delle aree di lavoro, argomenti pregnanti per i partecipanti che abbiamo toccato e cominciato ad esplorare secondo le esperienze concrete dei partecipanti. Raccontare di sé e delle proprie vicende di genitore di uomini e donne diversamente abili non era una condizione necessaria ma è successo spontaneamente, dato che il clima accogliente del gruppo ha permesso una condivisione profonda e non giudicante.

Insieme abbiamo parlato di cura, funzione genitoriale, sessualità, emozioni, stress e cura del corpo, passando per gli oscuri regni della notte e al delicato tema del lutto e dei traumi. Argomenti “spessi”, emotivamente profondi e di portata esistenziale. Mi sono limitato ad introdurli e ad aiutare i partecipanti a guardare a fondo queste tematiche, lasciando che ognuno potesse far affiorare le proprie modalità di “stare” con le proprie emozioni e la propria storia di genitore.

Yrvin Yalom sostiene che il lavoro psicologico consista essenzialmente in un cammino: compito del terapeuta non è percorrere la strada dell’altro, ma semplicemente spostare gli ostacoli che si parano davanti, che impediscono il cammino. Mi piace pensare che, anche in questo gruppo, siano stati semplicemente spostati degli ostacoli e che ciascuno si possa essere portato con sé uno spunto, un pensiero, un sogno, un gesto di sostegno, uno sguardo, una lacrima: ciò che permette l’incontro con quanto di vivo e profondo esiste dentro di noi, e che ogni giorno è ostacolato da impegni, stress, sintomi, malattie, Diversamente abili non è, in tal senso, diversamente umani.

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